lunedì 7 novembre 2016

giovedì 11 febbraio 2010


Ne uccide piu' lo Stato (monopoli) che la droga
(Salvo Lamartina - 11 feb 2010)
Periodicamente, specialmente in periodo pre-elettorale, torna di moda il dibattito sulla droga che ruota sui soliti quesiti: liberalizzazione (SI/NO) delle droghe leggere (o di tutte ?), trattamento differenziato fra consumatori e spacciatori?. Insomma il solito ritornello a fini politici, per riuscire ad accaparrarsi di qualche voto, senza mai andare a toccare il cuore del problema che è quello della salute di chi si droga (circa 800-1.000 morti l’anno direttamente attribuibili ad overdose), del danno economico per ospedalizzazioni e perdita di produttivita’ che deve affrontare la comunità e, non per ultimo, l’illecito arricchimento delle organizzazioni criminali.
Poiche’ non mi va di aspettare altri tre anni attendendo la prossima tornata elettorale, provo a parlarne adesso (forse solo con me stesso).
Oggi prevale (giusto o sbagliato che sia) la repressione anche se, stando agli scarsi risultati ottenuti) l’efficacia di tali misure repressive resta tutta da dimostrare.
A mio modo di vedere pero’ il discorso va allargato ad altre sostanze che, sulla base delle cifre di seguito riportate, sembrano essere ancora piu’ deleterie per la salute dell’uomo.
In Italia ogni anno il fumo causa la morte di circa 80-90.000 persone (pari al 15% -20% di tutte le morti nel nostro Paese, numeroche e’ 10 volte superiore a quello di tutti gli incidenti stradali e circa 100 volte superiore a tutti gli omicidi).
Sempre in un anno le morti attribuibili all’alcool sono circa 24-33.000 (alcune fonti parlano addirittura di 40.000 !)
Inoltre sia il fumo che l’alcol sono causa di una “perdita di produttivita’” non inferiore a quella delle droghe e di elevati costi sociali a carico dalla comunità.

Questi dati sono a conoscenza di tutti ed essendo in ballo la salute dei cittadini non puo’ essere ritenuta valida l’argomentazione che fumo ed alcol sono da sempre sostanze socialmente diffuse ed accettate. Ma la consuetudine è motivo sufficiente per non cambiare le cose in un contesto così drammatico?

Consideriamo che un semplicistico allargamento del proibizionismo a tabacco ed alcol non porterebbe a risultati significativi in termini di salute e darebbe nuova linfa alle organizzazioni criminali che vedrebbero aumentare i profitti illeciti visto che i consumatori piu’ incalliti (proprio quelli che si tenta di salvare) farebbero ricorrso al mercato nero che lo Stato non e’ in grado di mettere sotto adeguato controllo.
Da non trascurare inoltre il fatto che, dopo la benzina, i tabacchi costituiscono la seconda entrata per le finanze statali.
Salvare (forse) qualche vita umana o salvaguardare le entrate dello stato ?
Un bel quesito la cui soluzione non si presenta per nulla semplice visto che il problema spesso travalica i confini nazionali vedendo coinvolti:
le entrate dello stato italiano (e perche’ no i numerosi posti di “lavoro” che il traffico illegale genera e che torna comodo ad uno stato che non ha valide alternative da offrire)
le potenti multinazionali del tabacco (che fanno di tutto per osteggiare qualsiasi iniziativa atta a ridurre i loro guadagni ed il loro potere operando anche in combutta con il contrabbando )
le altrettanto potenti organizzazioni criminali (ormai vere e proprie multinazionali del crimine che non disponibili a rinunciare alla loro principale ed immensa fonte di guadagno)alcuni stati come Colombia o Afganistan la cui economia (sia nazionale che criminale o di guerra) si basa principalmente sulle grandi coltivazioni di coca)
Ma proprio perche’ il problema e’ cosi’ complesso, non sarebbe il caso di sedersi intorno ad un tavolo e discutere su tutte le possibili alternative?
Si tratterebbe di mettere in cantiere una serie di iniziative, spesso abbastanza “sgradevoli ed impopolari” oltre che di non facile attuazione, ma che nel giro di un decennio porterebbero ad un serio ridimensionamento del problema globale (droga, tabacco ed alcol).
Per esempio:
Risanare le finanze statali dagli inutili sprechi (Sanita’, pubblica amministrazione, numero parlamentari, province ... ed enti ridondanti e/o superflui,...) in modo da assorbire i mancati o ridotti introiti dalle accise di alcol e tabacchi
Convertire o creare nuovi posti di lavoro produttivi (e non assistenziali) togliendo così manovalanza alle organizzazioni criminali.
Dissuadere in maniera drastica le connivenze, spesso abilmente mascherate, con le organizzazioni multinazioni (criminali o meno) che spesso portano ad inutili provvedimenti legislativi (campagne antifumo/antidroga, divieti, etichette che dovrebbero terrorizzare i fumatori, etilometri ed inasprimento delle sanzioni per i ... consumatori) che ci fanno sentire a posto con la coscienza ma che non portano a risultati pratici.
Mettendo in ginocchio le organizzazioni criminali con una efficace e dura lotta all’evasione fiscale ed alla confisca reale e definitiva delle ricchezze (monetarie e patrimoniali) la cui provenienza non sia adeguatamente giustificata (senza dover necessariamente dimostrare l’appartenenza ad una organizzazione mafiosa-criminale).

Source/adattamento :
www.comune.fe.it/nosmoking/guida.htm
www.pizzaup.it/img/magazine/2326.htm
droghe.aduc.it/notizia/rapportoannualetossicodipendenze
www.assfumatori.it/prezzi.htm
www.tabaccologia.org/letter6.html
www.legiopraetoria.it/Archivio/2007/..........imposte_tabacchi.htm
www.who.int/tobacco/communications/events/wntd/2007/ì
Istituto Superiore di Sanità –Osservatorio Fumo, Alcol e Droga
Rapporto annuale sul fumo in Italia (anno 2006)